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La Toscana e i suoi vini D.O.C.G.

Dettaglio VINO



Gli undici vini D.O.C.G. della Toscana

La denominazione d’origine controllata e garantita è un riconoscimento assegnato solo a pochissimi vini. Infatti, come recita la legge, possono fregiarsene solo quelli «di particolare pregio qualitativo». L’onore della prima DOCG fu concesso in Italia a un vino toscano, il Brunello di Montalcino, nel 1980. Come per la DOC, i capisaldi fondamentali da rispettare sono previsti dal disciplinare che stabilisce: confini geografici di produzione, vitigni, resa, qualità organolettiche del vino che chiede la denominazione. Per ricevere le DOCG a tutto ciò si aggiungono ulteriori controlli, che non si limitano alla produzione, ma arrivano fino all’imbottigliamento, ovvero al prodotto finito. A quel punto, il vino DOCG ottiene dal Consorzio, che ne tutela il marchio e ne controlla la qualità, anche la possibilità di attaccare sulla bottiglia una fascetta, una sorta di sigillo di Stato, che è verde per i bianchi e rosa per i rossi. La fascetta viene assegnata a ogni singolo produttore in virtù della quantità di vino che ha superato tutti i controlli di qualità. Per questo, quando troviamo su una bottiglia il contrassegno numerato della DOCG possiamo essere certi che stiamo per bere un vino eccellente.


IL BRUNELLO DI MONTALCINO

ZONA DI PRODUZIONE: il Brunello è prodotto esclusivamente entro i confini del territorio comunale di Montalcino, su terreni di varia origine, a esclusione delle aree del fondovalle.
STORIA E PAESAGGIO: il Brunello di Montalcino è la massima espressione enologica di una terra che da secoli vanta grandi tradizioni vitivinicole. Già apprezzata nei secoli passati, la produzione di vini di questo angolo di Toscana è da sempre fedele ai canoni affermati della tradizione. Fu solo verso la fine dell’Ottocento che iniziarono i primi esperimenti tesi a valorizzare, esaltandole, le caratteristiche di una materia prima e di un ambiente senz’altro particolari: il Brunello è nato intorno alla metà dell’Ottocento per opera di un gruppo di viticoltori locali che, attraverso la selezione clonale del vitigno Sangiovese, ottennero un prodotto di grande qualità, con caratteristiche di vino da lungo invecchiamento. È tuttavia in questi ultimi decenni, in concomitanza con la concessione della DOCG (1980, primo vino italiano a ottenerla) che la sua produzione ha riscontrato una definitiva evoluzione qualitativa del prodotto, seguita da una costante affermazione di notorietà e immagine del nome in tutto il mondo.
I VITIGNI: il Brunello di Montalcino si ottiene da uve del solo vitigno Sangiovese, denominato a Montalcino “Brunello”. Questo vitigno viene allevato prevalentemente col sistema del cordone orizzontale speronato che consente di ottenere una bassa resa ettariale (al massimo 80 quintali). Il Brunello di Montalcino non può essere immesso al consumo prima del 1º gennaio dell’anno successivo al termine di cinque anni calcolati considerando l’annata della vendemmia (6 anni per Riserva), fermo restando il minimo di due anni di affinamento in contenitori di rovere e di sei mesi in bottiglia. Vinificazione, conservazione, affinamento e imbottigliamento devono avvenire esclusivamente nel comune di Montalcino.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: il Brunello di Montalcino è caratterizzato da un colore rosso rubino intenso, tendente al granato con l’affinamento. Il profumo è caratteristico ed intenso. Il sapore è asciutto, caldo, un po’ tannico, robusto, armonico e persistente. La gradazione alcolica minima è di 12,5°, ma spesso arriva anche a 13,5°.
GASTRONOMIA: il Brunello di Montalcino è un classico vino con cui accompagnare una bistecca alla fiorentina, regina della cucina toscana, ed in genere carni rosse, arrosti, cacciagione da piuma e selvaggina da pelo, in particolare il cinghiale, re delle macchie. Ma è perfetto anche con il piccione, uno dei piatti principe della cucina di questa terra. Ottimo anche con tartufi e funghi. Ben si accompagna ai formaggi stagionati, tra cui parmigiano e pecorino toscano. È indicato anche come “vino da meditazione”, soprattutto se in bottiglie di grandi annate, ben conservate e all’apice della loro evoluzione qualitativa. Per le annate più vecchie è consigliabile stappare la bottiglia in anticipo oppure scaraffarla, e il vino va servito a una temperatura non inferiore ai 18-20 ºC. Segnaliamo infine che il Brunello, in tempi di evoluzione dei costumi enologici, può essere un accompagnamento “ardito” anche per un pesce nobile al forno, ricco di verdure.


CARMIGNANO DOCG

ZONA DI PRODUZIONE: la DOCG Carmignano si estende ai soli territori comunali di Carmignano e di Poggio a Caiano. Una zona di bassa e media collina, ben esposta, che favorisce la coltivazione della vite.
STORIA E PAESAGGIO: il territorio del Carmignano DOCG è limitato, ma di grande tradizione, le sue colline guardano Firenze e Prato. Un vino di antica tradizione che ha saputo mantenere nel tempo un’immagine propria anche quando era un prodotto che rientrava nella grande famiglia del Chianti. Su queste colline del Montalbano, dove a ogni angolo si trovano memorie storiche dell’epoca medicea, la viticoltura c’è sempre stata. Proprio i Medici, che qui edificarono le splendide ville di Poggio a Caiano e di Artimino, ne furono i massimi valorizzatori, tanto è vero che nel 1716 il granduca Cosimo III concesse al vino di Carmignano la prima vera patente di nobiltà, una specie di DOC ante litteram, inserendolo tra i migliori vini toscani degni di tutela. In tempi recenti, prima con la DOC nel 1975, poi con la DOCG nel 1990, il Carmignano ha confermato di essere uno dei grandi vini rossi italiani, elegante e dal gusto internazionale, che gli deriva dalla presenza di Cabernet.
I VITIGNI: vitigno base è il Sangiovese (minimo 50%) con l’accompagnamento del Canaiolo nero (fino al 20%) e di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon (20%). Sono presenti le uve bianche, Trebbiano toscano, Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti, fino al 10%. Possono concorrere, fino al 10%, altri vitigni a bacca rossa. La resa massima è di 80 quintali per ettaro.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: il Carmignano DOCG si presenta con colore rubino vivace intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; profumo vinoso intenso, anche di mammola, con un più pronunciato carattere di finezza nell’invecchiamento; ha sapore asciutto, sapido, pieno, armonico, morbido e vellutato. La gradazione minima è 12,5º. Il vino a DOCG Carmignano non può essere immesso al consumo prima del 1º giugno del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve. La qualificazione "Riserva" viene immessa al consumo a partire dal 29 settembre (giorno di san Michele e festa di Carmignano) del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve. Il Carmignano è un vino che regge ottimamente l’invecchiamento.
GASTRONOMIA: per le sue caratteristiche il Carmignano è vino da grandi arrosti, cacciagione e selvaggina, formaggi stagionati. Elegante e vellutato, in tarda età si presta ottimamente come “vino da meditazione”. Da accostare anche a piatti della tradizione pratese e della piana fiorentina come lo stracotto alla pratese, ma anche la porchetta di maiale.

IL CHIANTI DOCG e CHIANTI CLASSICO DOCG

È una denominazione di origine storica e la prima in Italia per dimensioni. Al suo interno si articola in sottozone geografiche, la più antica delle quali dà origine al Chianti Classico DOCG che ha un disciplinare di produzione autonomo.



CHIANTI DOCG
ZONA DI PRODUZIONE: varie parti della Toscana, che insieme formano la più grande regione vitivinicola italiana, estese in tutto o in parte su oltre 100 comuni delle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.
STORIA E PAESAGGIO: il Chianti è da sempre il vino toscano per antonomasia, un prodotto che ha reso famosa in tutto il mondo la sua regione di origine e che ancora oggi, pur nelle sue molteplici tipologie derivanti da zone produttive talvolta differenti, mantiene alto sui mercati internazionali il prestigio dell’enologia italiana. Questa zona vitivinicola è anche scherzosamente chiamata Chiantishire per l’alta frequentazione di inglesi ed americani. Ricordiamo che la prima delimitazione relativa al vino Chianti risale al 1932, mentre la denominazione di origine controllata risale al 1967 e nel 1984 è stata riconosciuta la denominazione di origine controllata e garantita. La denominazione Chianti può essere integrata dalla specificazione "Superiore", nonché dalle specificazioni geografiche Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli, corrispondenti alle rispettive sottozone geografiche.
I VITIGNI: i vitigni fondamentali che concorrono alla formazione del vigneto Chianti sono i seguenti: Sangiovese (minimo 75%), Canaiolo nero (fino al 10%), Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti (fino al 10%), complementari a bacca rossa (fino al 10%). La resa massima di uva per ettaro è di 90 quintali, che scende a 80 per le sottozone e a 75 per la specificazione Superiore. Il vino Chianti non può essere immesso al consumo anteriormente al 1° marzo dell’annata successiva a quella di produzione delle uve, ad eccezione del Chianti Colli Fiorentini, Rufina e Superiore, per i quali la data di immissione al consumo decorre dal 1° settembre, e Chianti Montespertoli, per il quale tale data decorre dal 1° giugno. La tipologia "Riserva" deve essere sottoposta ad invecchiamento di almeno due anni, a decorrere dal 1° gennaio successivo all’annata di produzione delle uve, con almeno tre mesi di affinamento in bottiglia.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: le caratteristiche del Chianti sono il colore rubino vivace, tendente al granato con l’invecchiamento, il sapore armonico, asciutto, sapido, leggermente tannico che si affina col tempo al morbido vellutato; profumo intensamente vinoso, talvolta con profumo di mammola e con un più pronunciato carattere di finezza nella fase di invecchiamento. La gradazione alcolica minima è di 11,5°, mentre si arriva a 12° per alcune sottozone (Colli Fiorentini, Rufina e Montespertoli) e per il Chianti Superiore, nonchè per la Riserva. Nel caso del Chianti Riserva riferito alle sottozone, la gradazione minima è 12,5°.
GASTRONOMIA: il Chianti può essere consumato, per qualche tipologia, come vino giovane, fresco e gradevole al palato, ma è ben nota anche, per talune zone, la vocazione a un medio e lungo invecchiamento, con cui acquista profumi e sapori inconfondibili. Nella sua grande varietà il Chianti è un vino per ogni occasione. In alcune zone si producono vini giovani adatti a “tutto pasto”, nonché ai primi piatti con salse al ragù, lessi e umidi; in altre, vini più strutturati, di moderato invecchiamento, che ben si accompagnano al pollame e agli arrosti di carni bianche; infine, laddove si hanno vini di grande carattere, alcolicità ed invecchiamento, il loro accoppiamento più indicato sono gli arrosti, la selvaggina e i formaggi stagionati. In realtà un Chianti giovane può essere un degno accompagnamento anche per un saporito cacciucco.


CHIANTI CLASSICO DOCG
ZONA DI PRODUZIONE: l’intero territorio amministrativo dei comuni di Greve in Chianti (FI), Radda in Chianti, Castellina in Chianti e Gaiole in Chianti (SI) e parte del territorio amministrativo dei comuni di San Casciano in Val di Pesa, Tavernelle Val di Pesa e Barberino Val d’Elsa (in provincia di Firenze), Poggibonsi e Castelnuovo Berardenga (in provincia di Siena).
STORIA E PAESAGGIO: la DOCG Chianti Classico è riservata ai vini della zona di origine più antica della vasta area di produzione del vino Chianti. Dal 1996 al vino Chianti Classico è attribuita una regolamentazione autonoma, con apposito disciplinare. In tutto gli ettari del Chianti Classico non superano quota 7000. Dalla vendemmia 2006 c’è una grande novità: per la prima volta il Chianti Classico non è stato prodotto con uve a bacca bianca (nella fattispecie il Trebbiano e la Malvasia). Visitare la zona di produzione del Chianti Classico significa scoprire stupendi scorci paesaggistici, ma anche borghi e luoghi di grande bellezza come Radda, il castello di Brolio, San Felice.
I VITIGNI:
le nuove regole prevedono per il Chianti Classico la possibilità di usare uva Sangiovese da un minimo di 80 fino al 100% (in questo caso si parla di Sangiovese in purezza). Eliminate le uve a bacca bianca, il 20% dell’uvaggio può essere costituito da altri vitigni a bacca rossa. Diffusi nella zona sono: il Canaiolo, il Colorino o altri vitigni come Cabernet e Merlot. Si ricorda che un nuovo vigneto del Chianti Classico può entrare in produzione solo dopo 4 anni dall’impianto e che la resa massima (abbassata con le ultime norme) è fissata in 75 quintali per ettaro. Il vino Chianti Classico può essere immesso al consumo a partire dal 1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia. La Riserva deve essere sottoposta a un invecchiamento di almeno 24 mesi, di cui almeno 3 di affinamento in bottiglia. CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: il disciplinare individua nel sentore di viola mammola una delle caratteristiche peculiari del Chianti Classico. Il colore deve essere rubino vivace, tendente al granato con l’invecchiamento. Il sapore è armonico, asciutto, ma leggermente tannico. La gradazione alcolica minima è di 12°, che salgono a 12,5° per la Riserva.
GASTRONOMIA: è un grande vino che ben si abbina con i grandi piatti della cucina toscana, a partire dalla bistecca (o costata) alla fiorentina. Ma anche con il cinghiale in umido o con un piccione al forno. In genere tutte le carni rosse ben si accoppiano con il Chianti Classico. Che può essere bevuto a fine pasto anche in abbinamento a un pecorino toscano, di media o grande stagionatura. Per qualcuno il Chianti Classico può diventare un bel complemento anche con una pizza ben condita.


IL MORELLINO DI SCANSANO DOCG

ZONA DI PRODUZIONE: il Morellino viene prodotto nella fascia collinare della provincia di Grosseto tra i fiumi Ombrone e Albegna, che include l’intero territorio comunale di Scansano e parte di quelli di Manciano, Magliano, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna.
STORIA E PAESAGGIO: il Morellino di Scansano è tra i più noti vini rossi toscani e sicuramente il più tipico della Maremma. Un vino che nasce in un ambiente che assomma in sé i vantaggi della collina e i profumi che vengono dal mare e dove, già gli Etruschi, coltivavano la vite. In uno scritto del secolo scorso si legge: «I vini di Magliano, Pereta e Scansano sono eccellenti e in pochi luoghi il vino si produce di qualità così squisita....tanto che assomiglia alquanto al Chianti». Il Morellino di Scansano ha fatto registrare nell’ultimo decennio un grande interesse da parte di vari produttori, tanto che le superfici destinate alla sua produzione sono notevolmente aumentate. A seguito degli elevati livelli di qualità raggiunti e dell’affermazione di una propria identità ed immagine, anche sui mercati esteri, nel 2006 il Morellino di Scansano ha potuto fregiarsi della DOCG.
I VITIGNI: il Sangiovese (chiamato in loco Morellino, nome mutuato dai cavalli morelli qui molto numerosi) è il vitigno base, talvolta unico (85-100%). Ad esso possono aggiungersi uve provenienti da vitigni a frutto nero (fino al 15%). La resa di uva è di 90 quintali per ettaro.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: il Morellino di Scansano presenta colore rosso rubino tendente con il tempo al granato; profumo etereo, intenso, gradevole, fine; il sapore è asciutto, caldo, leggermente tannico. La gradazione alcolica minima è 12,5º. Questo vino ha diritto alla menzione "Riserva" se raggiunge i due anni di invecchiamento a decorrere dal 1º gennaio dell’anno successivo alla vendemmia, di cui almeno uno in botti di legno, con una gradazione minima di 13º.
GASTRONOMIA: vino da tutto pasto se di giovane età, è invece indicato per arrosti e cacciagione se di grande annata ed invecchiato. Ideale con i piatti della cucina maremmana, come l’acquacotta, la scottiglia di cinghiale, il maiale ubriaco. Ma anche con una pizza può essere un abbinamento insolito, ma gustoso.


LA VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO DOCG

ZONA DI PRODUZIONE: la Vernaccia di San Gimignano viene prodotta esclusivamente nei vigneti situati in terreni collinari del comune di
San Gimignano.
STORIA E PAESAGGIO: all’ombra delle 14 torri medievali di San Gimignano nasce quello che può essere definito il bianco più famoso della regione. Nel panorama vinicolo toscano la Vernaccia occupa un ruolo di grande importanza, frutto di una tradizione che risale, stando a notizie certe, alla metà del XIII secolo. Vino un tempo apprezzato da papi e da principi, la Vernaccia ha saputo coniugare nei secoli l’eccellente qualità all’impareggiabile paesaggio del territorio di San Gimignano. La Vernaccia attuale, specie all’indomani della concessione della DOCG – fu il primo vino bianco a fregiarsene nel 1993 – è stata oggetto di un’evoluzione costante tanto nel vigneto quanto in cantina. Per questo, quando assaggiate un bicchiere di questo vino potete gustare tutto il sapore della Toscana.
I VITIGNI:
La Vernaccia di San Gimignano si ottiene da uve del vitigno omonimo, con l’eventuale presenza di altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, fino a un massimo del 10%. In questi ultimi anni, le aziende hanno fatto ricorso sempre più di frequente a questi uvaggi che hanno ulteriormente valorizzato il vitigno base. In ogni caso, la resa di uva per ettaro non può superare i 90 quintali.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: la Vernaccia di San Gimignano ha colore giallo paglierino tenue, tendente al dorato con l’invecchiamento; profumo fine, penetrante e caratteristico; sapore asciutto, armonico, con un caratteristico retrogusto amarognolo. La gradazione alcolica minima è 11º, mentre per per la Riserva è di 11,50°, ma in questo caso, è richiesto un invecchiamento obbligatorio minimo di un anno a decorrere dal 1º gennaio dell’anno successivo a quello di produzione delle uve, ed ulteriori quattro mesi di affinamento in bottiglia.
GASTRONOMIA: la Vernaccia di San Gimignano è un vino da sempre considerato eccellente come aperitivo, ottimo con gli antipasti, soprattutto di mare, squisita compagnia a tutti i piatti a base di pesce e crostacei e perfetto anche con pietanze di carni bianche. Si esalta soprattutto nei risotti ai frutti di mare, ma anche con un riso ai funghi in bianco. Da servire fresco, alla temperatura di 11-12 ºC.


IL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO DOCG

ZONA DI PRODUZIONE: il Vino Nobile di Montepulciano viene prodotto nelle zone collinari del comune di Montepulciano, preferibilmente su terreni di origine pliocenica compresi tra i 250 e i 600 metri di altitudine.
STORIA E PAESAGGIO: il Nobile di Montepulciano nasce sulle colline a cavallo tra la Val d’Orcia e la Valdichiana, in vigneti inseriti in uno stupendo paesaggio impreziosito da monumenti, ville e casolari. Un’indicazione per tutte: la basilica di San Biagio, capolavoro di Antonio da San Gallo. La storia di questo vino trae origine da una secolare tradizione enologica che già nel XVII secolo vedeva il Nobile definito quale «Re dei vini toscani» (vedi l'opera letteraria "Bacco in Toscana" di Francesco Redi). Sicuramente bevanda amata dai nobili e dai signori (da qui il nome), questo vino ha tramandato fino ai nostri giorni la sua fama. È soprattutto negli ultimi decenni (la DOCG è dell’80) che si è avuto un forte innalzamento dei livelli qualitativi di questo vino, grazie al rinnovo dei vigneti e all’ammodernamento delle attrezzature e tecniche di cantina. Oggi il Vino Nobile è ritenuto uno dei più prestigiosi rossi italiani.
I VITIGNI:
i vitigni base sono il Sangiovese (Prugnolo gentile dal 70% fino al 100%) e il Canaiolo nero (massimo 20%). Possono concorrere (massimo al 20%) altri vitigni idonei purché la percentuale dei vitigni a bacca bianca non superi il 10%. La resa di uva per ettaro non deve essere superiore agli 80 quintali. Il vino Nobile di Montepulciano può portare la qualificazione "Riserva" se rsggiunge almeno tre anni di maturazione, calcolati a partire dal 1º gennaio dell’anno successivo a quello di produzione delle uve, di cui sei mesi di affinamento in bottiglia. Per le sue caratteristiche è dunque un vino che si presta al medio e lungo invecchiamento.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: il vino Nobile di Montepulciano presenta colore rubino tendente al granato con l’invecchiamento; profumo intenso, etereo, caratteristico; sapore asciutto, equilibrato e persistente, con possibile sentore di legno. La gradazione alcolica minima è 12,5º, 13º per la Riserva.
GASTRONOMIA: classico vino da arrosti di carni rosse, selvaggina e cacciagione, pollame nobile – per esempio la faraona al cartoccio – ma anche per la classica arista alla fiorentina, per un piatto di pappardelle con il ragù di cacciagione. Ottimo anche con un pecorino di Pienza stagionato, magari in grotta. Nelle grandi annate, moderatamente invecchiato, è un piacevole vino “da meditazione”. In questo caso occorre stappare la bottiglia con largo anticipo e servire il vino a temperatura ambiente. Se vogliamo, questo vino non disdegna neanche la zuppa di pesce, soprattutto se si chiama cacciucco alla livornese, sapido e piccante.

ELBA ALEATICO PASSITO DOCG o Aleatico Passito dell'Elba docg

ZONA DI PRODUZIONE: l’intera superficie dell’Isola d’Elba.
STORIA E PAESAGGIO: "Insula vinifera", ovvero Isola feconda di vino. Così era chiamata l’Elba al tempo dei Romani. Da sempre sulle sui pendici scoscese si coltiva la vite ricavandone vini pregiati, da vitigni autoctoni (Paradisa, Baia nella, Riminese, Luglierina, Sala manna, ecc.), ma anche importati dalla Francia durante il soggiorno di Napoleone sull'isola. Col tempo la viticoltura si è trasformata e nuovi vini, ottenuti con vitigni tradizionali toscani, sono stati valorizzati.
I VITIGNI: il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Elba Aleatico Passito” o “Aleatico Passito dell’Elba” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti costituiti dal vitigno Aleatico. Per questa DOCG la resa massima dell’uva in vino, riferita allo stato fresco dell’uva stessa, non deve essere superiore al 35%. Le uve, dopo un’accurata cernita, devono essere sottoposte per un periodo minimo di almeno 10 giorni ad appassimento all’aria o in locali idonei, con possibilità di una parziale disidratazione con aria ventilata e/o deumidificata, sino al raggiungimento di un contenuto zuccherino minimo del 30%. L’immissione al consumo può essere effettuata a partire dal 1° Marzo dell’anno successivo a quello di produzione.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: colore da rosso rubino intenso a rosso cupo; profumo spiccato e caratteristico; sapore dall’amabile al dolce, ricco di corpo, armonico.
GASTRONOMIA: questo vino è indicato per i dolci a pasta molle o al cucchiaio.


MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG

ZONA DI PRODUZIONE: si colloca all’interno della provincia di Grosseto, in un’area particolarmente vocata alla produzione di vini di qualità, comprendente parte dei comuni di Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano.
STORIA E PAESAGGIO: si tratta di una denominazione di non lontana costituzione, riconosciuta nel luglio del 1998, comprendente diverse tipologie di vini: rosso, Sangiovese, bianco e Vermentino. I vini rosso e Sangiovese possono essere prodotti anche nella tipologia Riserva. Siamo ai piedi del monte Amiata, ai confini dei vigneti di Montalcino: già questo è la garanzia che ci troviamo in una zona vocata e dall’alto valore paesistico. Negli ultimi anni le tecniche di produzione sono andate migliorando e affinandosi, come testimonia la qualità di determinati vini, soprattutto rossi, ormai conosciuti e ricercati dal mercato. La zona è da visitare anche per la ricchezza di prodotti agricoli e di cacciagione.
I VITIGNI:
il Montecucco rosso viene ottenuto da Sangiovese (minimo 60% - massimo 70%). Il Montecucco Sangiovese docg non può essere immesso al consumo prima del 1° aprile del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve, fermo restando il periodo di invecchiamento obbligatorio, minimo di dodici mesi, in contenitori di legno e di quattro mesi d'affinamento in bottiglia. Il Montecucco Sangiovese Riserva docg non può essere immesso al consumo prima del 1° settembre del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve, fermo restando il periodo di invecchiamento obbligatorio minimo di trenta mesi, di cui ventiquattro mesi in contenitori di legno e di sei mesi d'affinamento in bottiglia. Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: il Montecucco Sangiovese ha colore rosso rubino intenso; profumo vinoso, fruttato e caratteristico; sapore armonico, asciutto, leggermente tannico; gradazione alcolica di 12º.
GASTRONOMIA: il Montecucco rosso si presta ottimamente per essere abbinato a formaggi, affettati, salumi toscani, carni in genere. Il Montecucco Sangiovese Riserva si sposa ottimamente con la bistecca alla fiorentina, gli arrosti, il cinghiale e i formaggi stagionati, in particolare il pecorino.


SUVERETO DOCG

ZONA DI PRODUZIONE: la zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita «Suvereto» ricade nella provincia di Livorno e comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio amministrativo del comune di Suvereto.
STORIA E PAESAGGIO: la DOCG Suvereto nasce dall'omologa sottozona della Val di Cornia DOC. Le tipologie prevedono un rosso a base di Merlot e Cabernet, e tre vini da monovitigno rispettivamente Merlot, Cabernet e Sangiovese. Con questa DOCG si è voluto dare risalto alla notorietà di una zona che dà origine a vini prestigiosi, che già da tempo fanno parte del panorama enologico toscano.
I VITIGNI: in osservanza del relativo disciplinare la docg "Suvereto" è riservata ai vini rossi delle seguenti tipologie: Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot, Suvereto Cabernet Sauvignon, prodotti pertanto con uve di Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Merlot. Questi vini non possono essere immessi al consumo prima del 1° giugno del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve. Se invece portano la menzione "Riserva" non possono essere immessi al consumo prima del 1° gennaio del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve, fermo restando il periodo di affinamento obbligatorio minimo di diciotto mesi in contenitori di rovere e di sei mesi in bottiglia. La resa massima dell’uva in vino finito Suvereto docg non deve essere superiore al 68%.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: il vino Suvereto docg ha un colore rosso rubino, anche intenso, brillante, tendente al granato; odore vinoso, delicato, fine e caratteristico; sapore asciutto, vellutato, armonico, di buon corpo, con eventuale sentore di legno, gradazione alcolica minima 12,50% vol. (13,00% vol. per la Riserva).
GASTRONOMIA: il Suvereto docg si accompagna perfettamente alla cucina tipica del territorio, dalle zuppe alle minestre pasta e fagioli, al tortello maremmano, alla cacciagione per il superiore, al buglione di agnello per il Riserva.


IL ROSSO VAL DI CORNIA DOCG

ZONA DI PRODUZIONE: le uve destinate alla produzione dei vini Val di Cornia sono prodotte nei comuni di Suvereto, Sassetta, Piombino, San Vincenzo, Campiglia Marittima e Monteverdi Marittimo.
STORIA E PAESAGGIO: splendidi paesaggi, borghi medievali, chiese e castelli, colline dove già i Romani piantarono le vigne. La Val di Cornia già alla metà dell’800 era descritta come ricca «di vigne, di oliveti e di ben coltivati campi». L’evoluzione dei suoi vini è iniziata negli anni ’90. Un’accurata selezione nei vigneti ed un efficace lavoro di cantina hanno portato a vette di eccellenza.
I VITIGNI: questa DOCG nasce a partire dalla preesistente DOC Val di Cornia, per porre in risalto l'uvaggio sangiovese-cabernet-merlot prodotto in questa parte della regione. La docg “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” devono essere ottenuti utilizzando uve dei seguenti vitigni: Sangiovese: minimo il 40%, Cabernet Sauvignon e Merlot: da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 60%. La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 70%. Il vino “Val di Cornia Rosso” non può essere immesso al consumo prima del 1° maggio del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve, mentre la sua "Riserva" non può essere immesso al consumo prima del 1° gennaio del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve, fermo restando il periodo di affinamento obbligatorio minimo di diciotto mesi in contenitori di legno e di sei mesi in bottiglia.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE: i vini docg “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” hanno un colore rosso rubino di buona intensità, brillante, tendente al granato; odore vinoso, delicato; sapore asciutto, vellutato, armonico, di buon corpo, con eventuale sentore di legno; la gradazione alcolica minima è 12,50% vol. (13,00% vol. la «Riserva»).
GASTRONOMIA:
questo vino si adatta alle carni in genere e alla selvaggina, nonché ai formaggi. Ottimo con la pastasciutta.


 


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